Moto2
Morte Tomizawa: la magistratura ha aperto un'inchiesta
Il procuratore di Rimini, Paolo Giovagnoli, ha disposto anche l'autopsia del povero Shoya
6 settembre 2010 20:03
Il procuratore di Rimini, Paolo Giovagnoli ha aperto un fascicolo d'inchiesta sulla morte del pilota giapponese Shoya Tomizawa avvenuta a seguito del terribile incidente accaduto nella gara di Moto 2 del Gp di San Marino.
Il Pm sta valutando quale ipotesi di reato formulare a carico di ignoti: dovrebbe essere l'omicidio colposo. Dopo l'ispezione esterna del corpo del centauro, eseguita oggi, sara' disposta a breve l'autopsia: si vuole accertare innanzitutto se abbia avuto conseguenze sul decesso del pilota la sua caduta dalla lettiga dei soccorritori, avvenuta proprio perche' uno di loro era inciampato nella ghiaia a bordo pista.
di Redazione
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4 Commenti
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molto bene
Che almeno si muova qualcosa!
Oggi, rivedendo il filmato integrale della corsa su mediaset sport per tentare di valutare (dal mio modesto punto di vista) l'operato dei soccorsi, l'attenzione si è rivolta invece al pilota inglese (perché solo questi primi soccorsi si vedono, quelli di Tomizawa no) e ho notato che, nonostante il volo e i chiari segni di sofferenza (dimostratosi poi, fortunatamente, privo di conseguenze) anche se non in stato di incoscienza, hanno sgombrato pure lui in quattro e quattr'otto. Guardate e giudicate se sbaglio: a me non pare ci sia stata la minima valutazione del trauma (cosa che va fatta, in quel caso meno grave, con calma) ma solo la preoccupazione di portare fuori pista il malcapitato. Il pilota inglese scivola fuori dalla pista, tenta di alzarsi e poi si rimette giù, arrivano subito un medico e due addetti, il medico lo guarda solo in faccia mentre i due lo caricano immediatamente sulla barella spostando il corpo e le gambe. Questo non esiste proprio, non è concepibile. Qualunque "crocerossino" sa che un individuo che ha subito un trauma non si sposta se non dopo una attenta valutazione e soprattutto non si sposta così!
Per me questa è una interpretazione delle direttive del "management": sarò paranoico?Postato da: carlo06 settembre 2010 alle 23:16 - 2
Dal sito della motogp
La forte botta alla schiena...
Il 17enne Redding ha ricevuto immediatamente le cure del caso nel Centro Medico dove si è provveduto ad intervenire per limitare la forte botta alla schiena. "La caduta di Scott è stata dura, per questo siamo grati che l'infortunio sia una semplice botta alla schiena,” ha dichiarato il Team Manager del Marc VDS Racing Michael Bartholemy.Postato da: carlo06 settembre 2010 alle 23:57 - 3
la censura dell'incidente
è vero, l'unica preoccupazione è stata quella di togliere i piloti non solo dalla pista, ma anche dalle telecamere. Basta, subito "dietro alle quinte". L'elicottero in pista a Imola erano bei tempi in confronto. Ma quelli delle moto sanno cosa succede nelle altre discipline? Entrano con le minicar anche nel calcio!
Postato da: gabri07 settembre 2010 alle 09:40 - 4
sono confuso e rapito
L'ex pilota di Formula 1 Siegfried Stohr, direttore di una delle scuole di pilotaggio più famose e rinomate d'Italia, ha scritto sul suo sito GuidarePilotare.com un articolo per ricordare Shoya Tomizawa, il giovane giapponese deceduto sul circuito di Misano domenica 5 settembre durante la gara di Moto2.
E’ morto un pilota, proprio a Misano dove lavoro.
Di fronte alla morte abbiamo sempre due diversi problemi:
1. Chiedersi se si poteva evitare e come fare in futuro.
2. Onorare la memoria.
Questo vale per la morte di un pilota, per quella della signora investita sulle strisce pedonali, per le 85 vittime della strage di Bologna, per il generale dalla Chiesa, la moglie e la scorta.
Se il punto 1 invita a riflessioni su cosa non si è fatto, cosa andava fatto, cosa si potrà fare, anche il punto 2 si pone gli stessi obiettivi: la memoria ci deve far riflettere, aiutare a non ripetere gli errori del passato e migliorare il futuro.
Tutto il resto a posteriori non serve, né alla vittima, né alle prossime vittime.
Sono le inutili polemiche che ho sentito alla tv e ho letto sui giornali.
Inutili perché non si sono poste il problema della sicurezza in termini reali, ma solo con gli occhi di chi vede un ralenti un’ora dopo e non era sul posto a intervenire in pochi secondi.
Qualcuno ha invocato il senso etico e il rispetto della vita chiedendo di non disputare la gara successiva.
Il senso etico e il rispetto della vita invece, sta in quanto detto sopra, non nel piangere i morti “dopo” o nel non correre una gara fingendo che il motociclismo, come la boxe e l’alpinismo, non siano sport sempre e comunque pericolosi.
Personalmente piango di più il pedone investito inconsapevole (magari dall’ubriaco di turno che scappa) piuttosto che il pilota che, come me, ha messo in conto anche l’estrema fatalità.
Ma oramai è la televisione che suscita le nostre lacrime e piangiamo solo le tragedie che possiamo vedere in diretta tv.
Non sarebbe servito nulla fermare la gara e Claudio Costa lo ha spiegato lucidamente pur dopo avere pianto.
Non sarebbe servito non far correre la MotoGP un’ora dopo la tragedia: di certo non sarebbe servito a salvare Tomizawa.
Ma se vogliamo stimolare qualche riflessione rispondo così.
Forse invece di fermare una domenica di gare, servirebbe fermare le nostre auto, anche solo per poche ore, per ricordare le vittime della strada: persone che andavano incontro a un momento di svago o si recavano semplicemente al lavoro senza contemplare per questo la possibilità di morire.
Mi riferisco in particolare proprio ai motociclisti, utenti “deboli” insieme a ciclisti e pedoni che spesso non sono rispettati da automobilisti frettolosi e prepotenti.
Non sarebbe un dramma: io ricordo ancora le domeniche a piedi durante la crisi del 1973, ma forse allora vivevamo in un altro mondo.
Siegfried StohrPostato da: carlo07 settembre 2010 alle 11:13
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