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Moto2

Siegfried Stohr a proposito della morte di Tomizawa

Un lucido commento dell'ex pilota di Formula 1

6 settembre 2010 16:53

Siegfried Stohr a proposito della morte di Tomizawa

L'ex pilota di Formula 1 Siegfried Stohr, direttore di una delle scuole di pilotaggio più famose e rinomate d'Italia, ha scritto sul suo sito GuidarePilotare.com un articolo per ricordare Shoya Tomizawa, il giovane giapponese deceduto sul circuito di Misano domenica 5 settembre durante la gara di Moto2.

E’ morto un pilota, proprio a Misano dove lavoro.
Di fronte alla morte abbiamo sempre due diversi problemi:
1. Chiedersi se si poteva evitare e come fare in futuro.
2. Onorare la memoria.

Questo vale per la morte di un pilota, per quella della signora investita sulle strisce pedonali, per le 85 vittime della strage di Bologna, per il generale dalla Chiesa, la moglie e la scorta.
Se il punto 1 invita a riflessioni su cosa non si è fatto, cosa andava fatto, cosa si potrà fare, anche il punto 2 si pone gli stessi obiettivi: la memoria ci deve far riflettere, aiutare a non ripetere gli errori del passato e migliorare il futuro.
Tutto il resto a posteriori non serve, né alla vittima, né alle prossime vittime.
Sono le inutili polemiche che ho sentito alla tv e ho letto sui giornali.
Inutili perché non si sono poste il problema della sicurezza in termini reali, ma solo con gli occhi di chi vede un ralenti un’ora dopo e non era sul posto a intervenire in pochi secondi.
Qualcuno ha invocato il senso etico e il rispetto della vita chiedendo di non disputare la gara successiva.
Il senso etico e il rispetto della vita invece, sta in quanto detto sopra, non nel piangere i morti “dopo” o nel non correre una gara fingendo che il motociclismo, come la boxe e l’alpinismo, non siano sport sempre e comunque pericolosi.

Personalmente piango di più il pedone investito inconsapevole (magari dall’ubriaco di turno che scappa) piuttosto che il pilota che, come me, ha messo in conto anche l’estrema fatalità.
Ma oramai è la televisione che suscita le nostre lacrime e piangiamo solo le tragedie che possiamo vedere in diretta tv.
Non sarebbe servito nulla fermare la gara e Claudio Costa lo ha spiegato lucidamente pur dopo avere pianto.
Non sarebbe servito non far correre la MotoGP un’ora dopo la tragedia: di certo non sarebbe servito a salvare Tomizawa.

Ma se vogliamo stimolare qualche riflessione rispondo così.
Forse invece di fermare una domenica di gare, servirebbe fermare le nostre auto, anche solo per poche ore, per ricordare le vittime della strada: persone che andavano incontro a un momento di svago o si recavano semplicemente al lavoro senza contemplare per questo la possibilità di morire.
Mi riferisco in particolare proprio ai motociclisti, utenti “deboli” insieme a ciclisti e pedoni che spesso non sono rispettati da automobilisti frettolosi e prepotenti.
Non sarebbe un dramma: io ricordo ancora le domeniche a piedi durante la crisi del 1973, ma forse allora vivevamo in un altro mondo.

Siegfried Stohr

di Fulvio Cavicchi
tags: Moto2

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3 Commenti

  • 1
    Condivido in pieno.

    La riflessione fatta da Stohr,la condivido completamente.
    In diretta dopo la gara è stato spiegato il perchè non si è dato bandiera rossa, e come si sono svolti i soccorsi, che purtropppo, ai più sono apparsi frettolosi e caotici, non sono serviti i successivi interventi perchè le lesioni subite erano decisamente importanti.
    Chi fa il pilota, e parlo solo da appasionato ahi mè! sa bene cosa va in contro sa i rischi che ci sono, forse oggi siamo abbituati bene. Ad esempio nel Motociclimo si vedono cadute spettacolari, qualche ossa rotta ma niete più, l'evento estremo si era dimenticato, può succedere, si lavora comunque per avere sempre la massima sicurezza.
    Sulla strada di tutti i giorni non è così qui si rischia molto di più, eppure c'è chi si scandalizza per quello che è successo domenica ed innesca le solite polemiche. Mentre per gli incidenti stradali oramai quotidiani non vi è interesse quasi che sia naturale, fisiologico, forse perchè si tratta di un 'altro palcoscenico mediatico, penso io.
    E questo si che è triste.

    Postato da: Stefano06 settembre 2010 alle 19:09
  • 2
    IPOCRISIE

    Non sono un pilota,sono un semplice motociclista "della domenica",so cosa rischio ogni volta che indosso il casco e accendo la mia moto.Lo so,me lo ricordo ogni volta che muovo un passo,che ricordo i 38 giorni di ospedale,le 4 operazioni subite,i patimenti,i 4 mesi di carrozzella e stampelle.
    Quello che muove la scintilla della vita però è la passione e quella non si fa fermare da incidenti di percorso. Quello che poi disturba è l'ipocrisia di chi vuol fare moralismi inutili è facile parlare a posteriori,forse perchè siamo stati abituati a pensare che i piloti siano fatti di gomma,una scivolata,un highside,poi di nuovo in piedi,magari acciaccati ma sempre pronti.No purtroppo non è sempre così,a volte le conseguenze sono drammatiche,i piloti(anche i motociclisti della domenica) questo lo sanno,ne accettano le condizioni,l'esorcizzano pensando di essere immuni e immortali,ma sotto sotto lo sanno di rischiare sulla propria pelle.
    Ognuno ha un amico che non c'è più!

    Postato da: roberto06 settembre 2010 alle 22:38
  • 3
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Shoya Tomizawa

Nato il 10 dicembre 1990

nazionalità Giappone (JP)

altezza 166 cm

peso 56 kg

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Misano

Italia (IT)

Lunghezza: 4.064 m

Record sul giro
1'33"918
 

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