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Non basta la morte di Tomizawa a fermare lo show?

Lorenzo lascia trapelare il dubbio che si sapesse del decesso prima del via della Moto Gp

5 settembre 2010 16:11

Non basta la morte di Tomizawa a fermare lo show?

Jorge Lorenzo non conosce le regole italiane e il pilota spagnolo ha detto candidamente in diretta tv a Canale 5 che il povero Shoya Tomizawa era già morto prima della gara di Moto Gp.

Un'affermazione che in tv è stata subito censurata, perché se così fosse stato la corsa della classe regina probabilmente non sarebbe partita per l'intervento dell'autorità giudiziaria che avrebbe bloccato la manifestazione.

E' stato emesso un bollettino medico che sancisce un preciso orario del decesso che sarebbe avvenuto alle 14,19 nell'ospedale di Riccione, per cui a livello legale conta solo l'orario della contastazione della morte.

Le parole del pilota maiorchino, però, hanno lasciato il dubbio che il povero Shoya sia stato mantenuto artificialmente in vita proprio per fare in modo che lo spettacolo potesse andare avanti.

The show must go on: ormai non ci si ferma più nemmeno di fronte alla morte. Lorenzo se era certo della tragedia poteva prendere la decisione di non schierarsi al via del Gp di San Marino. Preferiamo, quindi, credere alla professionalità dei medici e nel loro referto...

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Moto2 - Misano - Caduta di Tomizawa

di Redazione
tags: Moto2
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11 Commenti

  • 1
    morto a san n marino TOMIZAWA

    con un lutto in pista se c'e ancora un po di dignita umana la corsa si ferma anche se fosse gia partita addio anche al motociclismo che sembrava pulito

    Postato da: giuseppe 05 settembre 2010 alle 21:16
  • 2

    Manca appunto la dignità umana essendo poco spendibile.

    Postato da: carlo05 settembre 2010 alle 22:38
  • 3
    dal web

    Rabbia, incredulità, dolore. Ma anche tanto stupore. Già, perché sinceramente ci si chiede come sia possibile che di fronte a una simile tragedia non si sia deciso di interrompere la gara delle Moto 2 ma soprattutto di continuare nella totale indifferenza anche con la classe Regina. Sì, indifferenza. Stiamo pur sempre parlando di sport, di una manifestazione in grado di richiamare centinaia, migliaia, di tifosi. Insomma un momento di festa, di gioia e allegria. E in simili circostanze, di fronte a disgrazie di questo genere, sarebbe auspicabile fermare tutto, o quantomeno modificare la programmazione inziale.

    Come ha spiegato a fine gara il dottor Macchiagodena, esporre le bandiere rosse avrebbe solo aumentato il traffico e la confusione in pista rallentando i soccorsi. Una tesi più che condivisibile, certo, ma i dubbi restano. Con un po’ più di calma, forse, i soccorrittori che hanno trasportato in barella il povero Shoya non sarebbero inciampati per la fretta di abbandonare una pista dove sfrecciavano bolidi capaci di superare i 200 km/h, regalando purtroppo anche una scena tragicomica che comunque – come è stato spiegato successivamente – non ha pesato sulle già gravissime condizioni del pilota. Ci mancava solo quello. Giusto o no, non tocca a noi deciderlo, anche perché non è questo il punto su cui soffermarsi alimentando inutili polemiche. Quello che non è piaciuto, sinceramente, è stato il dopo.

    Impossibile o prematuro annullare la gara di MotoGp? Forse. Annullare i festeggiamenti sul podio, allestito con tanto di pubblico danzante e festante? Decisamente sì. O almeno evitare una simile sceneggiata. Non si è nemmeno capaci di regalare un minuto di silenzio provando a rispettare il dolore di amici, familiari o semplici tifosi in lutto per la morte di un pilota, ma ancor prima di un ragazzo di 20 anni? Rispetto, tutto qui. Una parola che troppo spesso viene dimenticata, o comunque scavalcata dagli interessi e dal fastidioso suono di quel “The show must go on...”. Be’, ancora una volta lo sport ha perso una buona occasione per soffocare e ammutolire quello sgradevole e insopportabile suono. Sempre se vogliamo continuare a chiamarlo sport.... forse sarebbe il caso di considerarlo solo come freddo e insensibile business. Tutto qui.
    Alessandro BRUNETTI / Eurosport

    Postato da: carlo05 settembre 2010 alle 23:44
  • 4
    il web

    La tragedia di Shoya Tomizawa non poteva che dare vita a tutta una serie di considerazioni su quanto accaduto. Si passa in pochi istanti, in base anche al canale TV o al media che di volta in volta si prende carico della situazione, da giudizi sulle cause dell'incidente ad opinioni sul servizio medico dell'autodromo di Misano e, naturalmente, sulla pericolosità del tracciato di Misano in quel punto. Era inevitabile, soprattutto in un paese chiacchierone come il nostro.

    ACCUSE INFAMANTI
    Preso atto che molte delle persone che hanno preso parola in queste ore non hanno mai corso, non hanno mai messo piede in pista con una moto o non sono mai stati presi in cura - buon per loro, naturalmente - da uno staff medico come quello di Claudio Costa, la cosa che più sorprende di questa tragedia è il fatto che non si sia sottolineata a sufficienza la perdita di un ragazzo di 19 anni per dare spazio alle solite accuse infamanti sull'operato di persone che non sono certamente le ultime arrivate nel campo del motociclismo. Come se trovare un colpevole, dare ragione ad un perchè o valutare un "ma" fosse una soluzione.

    Certo, per quanto concerne la sicurezza c'è sempre molto da fare e tutto quello che è stato fatto sino ad oggi e che si farà nei prossimi anni non sarà mai abbastanza. Questo è chiarissimo. Sprecare spazi televisivi, pagine di giornale e di siti web per criticare le modalità di recupero di un pilota a bordo pista, soprattutto a fronte di una tragedia di questo genere, invece, è apparso quantomeno poco adeguato al momento che si stava vivendo: perchè se la corsa fosse stata interrotta, in fin dei conti, non sarebbe cambiato nulla.

    COME POSSIAMO GIUDICARE?
    Come possiamo noi sapere, dalla cabina di commento o dal divano di casa, se il pilota era in grado di "essere o meno trasportato" senza fermare la corsa? Anche se fossimo medici o dottori difficilmente avremmo potuto conoscere lo stato di salute del pilota a terra. Di sicuro non stava bene, di sicuro era accaduto qualcosa di grave, ma la sua posizione, quella di De Angelis e di Redding o quella delle moto coinvolte nell'incidente potevano anche non essere tali da richiedere lo stop alla corsa, ma più semplicemente l'esposizione di una bandiera gialla. Bandiera che, lo ricordiamo, obbliga i piloti a rallentare e li costringe ad evitare azioni d'attacco nei confronti di avversari: per chi non lo sapesse di tratta di una sorta di "anestesia locale", che in determinate situazioni, come quella di ieri, può anche essere sufficiente per consentire allo staff medico di intervenire nello stesso modo in cui sarebbero intervenuti in regime di bandiera rossa.

    MANICA DI IMBECILLI? SUVVIA
    Vero, è una opinione altrettanto opinabile anche quella di chi vi scrive, ma dalla sua parte c'è una certezza che non va dimenticata: l'equipe medica che segue il Motomondiale non è certamente composta da una "manica di imbecilli" e se la valutazione è stata tale da non richiedere uno stop, evidentemente, ci dev'essere stata una buona motivazione. Motivazione che può anche essere trovata nel rapporto, evidentemente sfavorevole, tra benefici e rischi che una interruzione di gara porta con sé: l'inevitabile calo di concentrazione, la tensione per la sommatoria dei tempi finali e, non ultima, il nuovo verificarsi di una delle fasi più pericolose della corsa - la partenza - possono anche portare portare a peggioramenti di situazione. C'è anche chi pensa che lo stop non sia stato dato per ragioni televisive, ma chi comanda in queste situazioni - Uncini - certe cose le ha vissute in prima persona ed ha informazioni di alto profilo e sensibilità a sufficienza per non dare seguito a simili meschinità.

    LE PISTE INSICURE SONO UN'ALTRA COSA
    C'è anche chi ha criticato la pista: ok, Misano Adriatico in quel punto è a dir poco pazzesca ma come già specificato anche da Agostini "i piloti non sono farmacisti" ed il rischio fa parte del mestiere. Quello che sorprende della dinamica dell'incidente del povero 19enne è che un errore di traiettoria - ha anticipato troppo l'entrata nel Curvone - gli è costato una sorta di "testacoda" che l'ha disarcionato dalla moto facendolo rimanere in traiettoria. Solitamente, quando si perde il controllo in quella curva - che si affronta a 230 km/h alla corda - la naturale conseguenza è quella di partire per la tangente: di incidenti in quel punto ne sono successi diversi da quando si è invertito il senso di marcia a Misano - per informazioni chiedere a Pasini... - ma tutti si sono conclusi con pilota e moto ampiamente fuori dal tracciato nella via di fuga. Misano è uno degli impianti più sicuri al mondo, speriamo che nessuno abbia l'indecenza di metterlo sul banco degli imputati.

    LA SFIGA CI VEDE BENE.
    Cosa è successo, insomma? Secondo la nostra modestissima opinione il tutto è da ricondurre alla sfortuna. Purtroppo, nella vita, quella è una componente importante. Se poi vogliamo possiamo anche sviluppare una delle tesi di Valentino Rossi, secondo la quale il fatto di correre in tanti - come in Moto2 - aumenta le possibilità di essere investiti da chi ti segue in casi di questo genere, ma si entrerebbe talmente tanto nel campo delle ipotesi e delle supposizioni da aggiungere ulteriori chiacchiere da bar a quelle già andate in scena in queste ore.

    QUESTIONI DI STILE
    Quel che resta della giornata di ieri è la morte di un ragazzo di 19 anni, un bravissimo pilota. E restano anche i sorrisi sul podio della MotoGP, nonostante le bandiere a mezz'asta e la certezza che tutti sapessero: un cerimoniale più sobrio, senza considerare i fischi degli idioti contro Lorenzo, quello sì sarebbe stato auspicabile. La tragedia di Senna, avvenuta con rapidità, giro d'informazione e festeggiamenti sul podio "come se niente fosse" del tutto simili a quelli di ieri, non ha evidentemente insegnato nulla.

    Autore: Emiliano Perucca Orfei
    Data: 6 Settembre 2010

    Postato da: carlo06 settembre 2010 alle 10:32
  • 5
    Povero tomizawa

    Complimenti a tutti coloro che anche in una giornata così triste, con un epilogo così drammatico, hanno pensato solo ed esclusivamente a correre per vincere.
    Ma come si fa a godersi una vittoria avvenuta insieme ad una tragedia simile?
    Spero inoltre che Lorenzo si sia sbagliato quando ha detto di aver saputo della morte di Tomizawa prima dell'inizio della gara, perché altrimenti sarebbe proprio vergognoso pensare che, pur sapendo, la gara della moto GP sia partita regolrmente.

    Postato da: katia06 settembre 2010 alle 10:55
  • 6
    testimonianza di uno a bordo pista - moto.it

    MISANO ADRIATICO - E' morto davanti ai miei occhi, anche se, ufficialmente, Shoya Tomizawa è deceduto circa un'ora e mezza dopo, precisamente alle 14.20 nell'ospedale di Riccione, dove era stato trasportato in ambulanza. Succede sempre così in questi casi, non è certo una novità, è la procedura. A me, comunque, nessuno toglie dalla testa che Tomizawa sia morto sul colpo, possibilità, peraltro, avvalorata anche dalla dottoressa Marina Gambetti di Riccione. Cambia poco, purtroppo.


    Solitamente, per avere una visione completa, seguo le gare in televisione dalla sala stampa, con tutti i dati: tempi, intertempi, velocità massime, distacchi, replay. Questa volta, però, avevo deciso di andare a bordo pista per vedere la Moto2, per cercare di rendermi conto, dal vivo, di alcune situazioni che non mi riesco a spiegare dalle immagini e dai dati. Dopo essere stato per un paio di giri alla prima curva, mi sono spostato nella parte centrale, dove si può vedere un bel pezzo di pista, quindi sono andato verso il curvone, il punto più difficile del circuito di Misano, perché volevo capire se c'era un comportamento differente tra le varie moto.


    La gara si era ormai stabilizzata per la prima posizione, con Toni Elias in testa con margine, ma alle sue spalle la lotta era serrata per la terza posizione, con Simon, Tomizawa, De Angelis (in rimonta) e Redding racchiusi in pochi decimi. In quel punto, al curvone, non c'è margine di errore, si può percorrere una sola traiettoria, a una velocità attorno ai 230 km/h. Ma Shoya, purtroppo, ha sbagliato: l'ho visto andare leggermente largo, perdere il controllo della moto, finire a terra. Tutto a una velocità pazzesca, in una frazione di secondo e il flash successivo che ho impresso nella mia mente sono Alex De Angelis e Scott Redding che volano in aria, con Tomizawa che rotea esamine sulla pista.

    Al momento, mi era sembrato che solo uno dei due avesse centrato il giapponese, in realtà, rivedendo poi le immagini, entrambi i piloti lo colpiscono, con un impatto durissimo. E' chiaro che è successo qualcosa di gravissimo, l'adrenalina mi sale alle stelle: le bandiere gialle vengono esposte immediatamente, i soccorsi sono rapidi. De Angelis si rialza quasi subito, Redding è fuori pista e dalla mia visuale, Tomizawa è pochi metri più in là, davanti a me. I medici lo proteggono in qualche modo con le balle di paglia, gli altri piloti gli sfrecciano accanto a una velocità secondo me troppo elevata per la circostanza, ma tant'è. Tomizawa viene caricato sulla barella, i soccorritori corrono nella via di fuga, dove uno perde l'equilibrio nella sabbia, cade. Shoya rimane immobile sulla barella, in pochi secondi è dietro il guard rail, in una apposita postazione all'esterno della curva.

    Da dove sono non posso vedere cosa sta succedendo, ma intuirlo sì, perché i medici sono piegati ed, evidentemente, cercano di rianimarlo. Il mio cuore batte a mille, quello di Tomizawa, purtroppo, non batte più, tutto attorno c'è una calma apparente quasi surreale. Mi stupisce, in positivo, il sangue freddo di chi è vicino a Tomizawa, il loro non perdere mai la calma in un momento così drammatico. Io fatico a ragionare, davanti agli occhi mi continuano a scorrere le moto in piega, ma non riesco nemmeno a vederle, non sento il rumore.

    Continuo a guardare là, verso la postazione di Tomizawa dove, con molta calma, arriva un'ambulanza. Non ho la minima idea di quanto tempo sia passato. Mentre viene caricato sull'ambulanza, vengono stesi dei teli bianchi per impedire alle telecamere e al pubblico di vedere. L'ambulanza parte, procede lentissima. Salto sulla bicicletta con la quale mi muovo all'interno del circuito e arrivo al centro medico ben prima del mezzo di soccorso. I minuti successivi sono, come sempre in questi casi, concitati, ma il mio cervello è in tilt, bloccato, incapace di mettere insieme un pensiero dietro l'altro. Esce Max Sabbatani dal centro medico. E' un mio amico, ma non gli chiedo niente. Si avvicinano altri giornalisti, Max fatica a trattenere le lacrime. «Aveva 19 anni» sono le sue sole parole.


    Giovanni Zamagni


    05/09/2010


    [risulta evidente che i soccorritori non potevano aspettare la bandiera rossa dovevano intervenire subito, non potevano mettersi a passeggiare con CALMA nella via di fuga, non c'era tempo e forse anche i soccorritori si erano accorti che pure la speranza stava perdendo contro la morte. Risulta anche evidente che l'ambulanza procedeva piano perchè ... la rianimazione a bordo pista non aveva dato esiti positivi... chi ha orecchie per intendere intenda. - ndr]

    Postato da: testimonianza di uno a bordo pista - moto.it06 settembre 2010 alle 10:57
  • 7
    carlo sul secondo carlo

    Non sono io l'autore del secondo commento con lo stesso nome, sia chiaro.
    Deve essere un mestatore della cinica Dorna sports S.L.

    Postato da: carlo06 settembre 2010 alle 14:47
  • 8
    carlo sul terzo carlo

    Del terzo commento, volevo dire.
    E' di certo un mestatore della Dorna. E' ormai quasi certo che Tomizawa è morto prima della partenza del Motogp, ma tutti gli spettatori paganti dove li si mandava? Gli sarebbe dovuto magari rimborsare il biglietto...mamma mia! "I piloti non sono farmacisti" ha detto un saggio cinese e di conseguenza sarebbe opportuno mettere un po' di saponata su quell'erba sintetica così troppo stabile. Ne guadagnerebbe lo SPETTACOLO!!!!

    Postato da: carlo06 settembre 2010 alle 15:02
  • 9
    io c'ero

    io c'ero e vi assicuro che non si sapeva niente! nessuno ne ha parlato, io l'ho saputo solo dopo la gara! e sono stato veramente indignato! non basta una morte a fermare una gara? bastardi!!

    Postato da: dorna sport06 settembre 2010 alle 15:06
  • 10
    ma dormi

    No, così non va. Quelli della Dorna mettono almeno le maiuscole quando ce vonno.
    E adesso basta perché a metterla sulla scaramuccia privata si offende solo la memoria di Tomizawa.
    Vai a leggere la Gazza dello sporc e tranquilizzati che a tutto ciò ha dedicato una paginetta scarsa con i comunicati ufficiali e una scarna cronaca.

    Postato da: carlo06 settembre 2010 alle 15:15
  • 11
    IL DOLORE

    ci dispiace x la perdita di un bravo ed eccellente motociclista addio tomizawa...........sei nei nostri cuori addioooooooo

    Postato da: VALE&FABIO15 febbraio 2011 alle 10:05

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Shoya Tomizawa

Nato il 10 dicembre 1990

nazionalità Giappone (JP)

altezza 166 cm

peso 56 kg

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Misano

Italia (IT)

Lunghezza: 4.064 m

Record sul giro
1'33"918
 

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